La Mia Casa e i Miei Coinquilini


la mia casa e i miei coinquiliniLa Mia Casa e i Miei Coinquilini (2016)

Regia: Marcella Piccinini
Soggetto: Marcella Piccinini
Sceneggiatura/Scenografia/Costumi: Marcella Piccinini
in collaborazione con Tommaso Giuffredi, Paola Lussu, Joyce Lussu
Musiche: Marco Biscarini, Patrizio Barontini
Fotografia: Raoul Torresi, Luigi “Gigi” Martinucci, Marcella Piccinini, Marcello Dapporto, Andrea Parena, Francesca Frigo, Denis Peskin
Suono: Angelo Galeano, Iacopo Pineschi, Filippo Toso, Steven Bauer, Livier Blanc, Diego Schiavo (sound design)
Montaggio: Paolo Marzoni, Marcella Piccinini
Produttori: Gabriele Giulini, Olwen Evans, Anna Maria De Giovanni, Marcella Piccinini
Produzione esecutiva: Marcella Piccinini, Mauro Piccinini, Eper Marangoz
Ricerca Materiale d’Archivio: Marcella Piccinini, Claudio Giapponesi, Mirco Petullà, Claudia Giordani
Progetto Grafico: Federica Ursig
con il sostegno di: Fondazione Banco di Sardegna, UNIPOL Assicurazioni, Câmara Municipal de Lisboa – Comune di Lisbona, HomeMovie, Cineteca Sarda, Regione Marche
in collaborazione con: Home Movie

Marco Bellocchio nell’intervista fatta a Joyce nel 1994 parla del suo atteggiamento nei confronti della vita privo di sogni e di illusioni, ma estremamente attivo, chiedendole come sia possibile trasmettere le cose straordinarie che ha vissuto.
Parlano di lei la sua borsetta di paglia ancora appesa ad una porta della sua camera, il cucù della sala, la sedia a dondolo di vimini,  i suoi pettinini colorati appoggiati in bagno vicino allo specchio, i tappeti sardi, i fiori che Angela pone sempre sul tavolo della cucina, le canne che danzano con il vento.
La casa di Joyce a Fermo, nelle Marche, è una casa che respira di vita, di una vita molte volte drammatica ma anche ricca di poesia.
Il periodo da esule con Emilio Lussu a Parigi, le lotte delle donne in Sardegna, le traduzioni dei poeti che scrivevano “poesia utile”, quella che arriva direttamente, senza troppe parole alla conoscenza di altre realtà e al sentimento.
Joyce traduce tanti poeti tra cui  Nazim Hikmeth, turco e Agostinho Neto, che successivamente diventerà presidente dell’Angola.
Ma i viaggio di Joyce non sono fatti di sole parole: sono soprattutto le tappe di una sua partecipazione attiva a una lotta comune, senza distinzioni di genere, per un’umanità più pacifica e più giusta.