Mostra fotografica 2017 – Le lotte civili del Movimento delle donne italiane negli anni Settanta

FOTOGRAFIE DI MARISA LALLAI, DANIELE LONGONI E ULIANO LUCAS.

 

Una forte voglia di cambiamento attraversa il mondo delle donne sin dai primi anni ’60 e trova compiuta espressione negli anni ’70.

Tra il 1970 e il 1973 in diverse città italiane nascono i primi collettivi femministi, sono tanti i temi di dibattito e di confronto all’interno dei diversi gruppi: alcune analizzano la posizione della donna nella società capitalista e lo sfruttamento di cui è oggetto, altre praticano l’autocoscienza e denunciano il matrimonio e la famiglia come luogo di oppressione. Molte riflettono sulle contraddizioni tra personale e politico nel rapporto uomo-donna all’interno dei movimenti di protesta, che porterà alla separazione delle donne dei collettivi dai gruppi politici di appartenenza.

Nel 1974 sono tantissime le donne impegnate in commissioni di partito e in collettivi nel referendum per il mantenimento della legge Fortuna-Baslini che istituiva in Italia il divorzio dal 1970, osteggiata da monarchici e democristiani. La legge sul divorzio rimase in vigore con oltre il 59% dei voti.

Nel 1975 le pressioni esercitate dal movimento delle donne contribuiscono alla riforma del diritto di famiglia con l’introduzione del principio di parità tra i coniugi nella famiglia.

Ma è sul tema dell’abolizione del reato di aborto, contemplato dal codice Rocco del 1930 nel quale l’interruzione di gravidanza viene definita un reato contro la stirpe, che si organizzano le prime manifestazioni pubbliche e le raccolte di firme ponendo come obiettivo la sua depenalizzazione e sostenendo il principio dell’autodeterminazione della donna, che sarà accolto nel testo finale della Legge approvata il 22 Maggio 1978. Parallelamente si chiedeva una politica di diffusione delle conoscenza contraccettiva e l’istituzione dei Consultori familiari per una maternità libera e consapevole.

Importante anche il dibattito sulla legge contro la violenza sessuale per l’iscrizione del reato fra quelli contro la persona modificando la classificazione del codice penale che lo definiva reato contro la morale pubblica.

In Sardegna il Movimento delle donne conta negli anni Settanta numerosi collettivi e gruppi, partecipa alla mobilitazione per i diritti civili dando un contributo importante al dibattito politico e culturale nelle fasi più significative della lotta, organizzando diffuse manifestazioni, alcune delle quali sono documentate nella nostra esposizione fotografica. La Mostra è curata da Alessandra Piras e da Stefania Marongiu.