L’ultima voce. Guido Notari

NotariL’ultima voce. Guido Notari (2015)
Regia: Enrico Menduni
Sceneggiatura: Enrico Menduni
Produzione: Istituto Luce – Cinecittà
Fotografia: Paolo Malizia
Montaggio: Angelo Musciagna 
Musca: Marco Valerio Antonini

Una voce attraversa la storia italiana per quasi trent’anni. Una voce inconfondibile e a tutti nota, perché è stata quella del giornale radio, poi anche dei documentari e cinegiornali Luce e infine la voce dei cinegiornali del dopoguerra: tutti i numeri della Settimana Incom dalla fondazione alla sua morte, 1.500 numeri esatti. Una voce che ha narrato l’epopea del fascismo, la vita privata di Pio XII e i fasti della “Hollywood sul Tevere”. Una voce che si spegne mentre “Lascia o raddoppia?” conquista gli italiani alla televisione; sarà lei a decretare la morte dei cinegiornali. La voce di Guido Notari.
Una voce radiofonica: duttile, narrativa, piena di sfumature, capace d’ironia ma anche di colorare le immagini tecnicamente perfette dell’Istituto Luce e rendere credibili le iperboli della retorica mussoliniana.
Un protagonista, che ha recitato in oltre 50 film e ne ha doppiati molti altri, condotto programmi radiofonici e televisivi fino alla vigilia della morte; eppure un assente. Assente per la damnatio memoriae dei suoi cinegiornali sotto il fascismo. Assente perché la INCOM per cui a lungo ha lavorato è scomparsa, e adesso la sua sede è il Centro Nomentano della Rai.
Assente anche perché la voce è impalpabile, invisibile, acusmatica. Perché di tutti i radiogiornali letti da Notari, e non conservati, non è rimasto quasi nulla. Il registratore a nastro era una rarità, il disco fonografico era usato solo in speciali occasioni, e insomma l’oralità radiofonica si perdeva; anzi non sembrava necessario trascriverla.
Più di un documentario, si tratta quindi di un’inchiesta: dedicata alla voce, al suono, alla radio, a quel genere oggi scomparso che sono stati i cinegiornali. Attraverso questi media e queste persone è possibile individuare uno spaccato di vita italiana, dagli anni Trenta all’avvento della TV.

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