Registi/e delle opere proiettate 2017

Francesca Archibugi

Nasce a Roma il 16 maggio. Studia prima al Centro Sperimentale di Cinematografia, poi segue i corsi della scuola di Bassano di Ermanno Olmi e quelli di sceneggiatura di Furio Scarpelli: come attrice, appare in alcuni film dei primi anni Ottanta, come La caduta degli angeli ribelli (1981) di Marco Tullio Giordana. Fra il 1982 ed il 1985 dirige vari cortometraggi (Riflesso condizionato, Lo stato delle cose, La guerra è appena finita, Il vestito più bello, Un sogno truffato, La piccola avventura) e debutta come sceneggiatrice per La cintura (1989) di Giuliana Gamba, da un lavoro teatrale di Alberto Moravia. Il suo primo lungometraggio è un grande successo: Mignon è partita (1988), garbato racconto di formazione giocato tra commedia e sentimenti. Poi è la volta di Verso sera (1990), Il grande cocomero (1993), Con gli occhi chiusi (1995), L’albero delle pere (1998), Domani (2001), Renzo e Lucia (2004) – Miniserie TV, Gabbiani. Studio su ‘Il gabbiano’ di Anton Cechov (2004) – Documentario, Lezioni di volo (2006), Questione di cuore (2009), Giulia ha picchiato Filippo (2012) , È stata lei (2013) , Parole povere (2013), Il nome del figlio (2015).

Mimmo Calopresti

Dopo la militanza in gioventù nell’organizzazione politica “Lotta Continua per il Comunismo” inizia la sua carriera all’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), per il quale realizza nel 1985 il video A proposito di sbavature che vince il primo premio al Festival Cinema Giovani di Torino. In seguito realizza diversi documentari e cortometraggi – fra cui Fratelli minori (1987), Ripresi (1987) e Alla Fiat era così (1990). All’inizio degli anni novanta inizia la sua collaborazione con la Rai, per la quale realizza Paolo ha un lavoro (1991) e Paco e Francesca (1992). Sempre per l’AAMOD realizza 1943 – La scelta e Pane, Pace, libertà 1943-1945. L’esordio cinematografico avviene nel il 1995, quando realizza La seconda volta, Marina Confalone e Nanni Moretti. La sceneggiatura si aggiudica il Premio Solinas e la pellicola viene presentata nella Sezione Ufficiale del Festival di Cannes. Alcune sue opere: La parola amore esiste (1998), Preferisco il rumore del mare (2000), TV Tutto era Fiat (1999), L’abbuffata (2007), La maglietta rossa (2009), Uno per tutti (2010), La fabbrica fantasma (2016).
Membro della giuria al Festival di Venezia nel 2004, nel 2006 firma il documentario Volevo solo vivere che affronta il tema dell’Olocausto. Nel 2007 si è candidato alle primarie del Partito Democratico in una lista di Palmi a sostegno di Walter Veltroni.

Guido Chiesa

Nasce a Torino il 18 Novembre nel 1959. Regista e sceneggiatore formatosi in America, ma dal successo tutto italiano. Nel 1992 dirige il suo primo lungometraggio, Il caso Martello seguito successivamente dal documentario Materiale resistente(1995). Nel frattempo scrive e realizza Babylon (1994), vincitore del premio Fipresci al Torino Film Festival.
Nella seconda metà degli anni Novanta si dedica fondamentalmente al documentario. Alcune sue opere: Ritratti d’autore (1996), Partigiani (1997) – assieme a Davide Ferrario, Antonio Leotti, Marco Simon Puccioni e Daniele Vicari – Non mi basta mai (1999), Il partigiano Johnny (2000), Un altro mondo è possibile (2001), Alice in paradiso (2002), il film Lavorare con lentezza (2004), il documentario Le pere di Adamo (2007), la serie Quo Vadis, Baby? (2008), Io sono con te (2010), la commedia Belli di papà (2015), Classe Z (2017).

Irene Dioniso

Nasce a Torino nel 1986. E’ laureata in filosofia estetica e sociale all’università di Torino. Lavora attualmente come regista e videoartista nel territorio piemontese con l’associazione Fluxlab – di cui è socia fondatrice e con la Galleria Moitre di Torino. Ha realizzato un mediometraggio documentario Fières d’etre putes presentato al Da Sodoma ad Hollywood e al Premio Libero Bizzarri, un corto documentario Sur les traces de Lygia Clark presentato al Torino Film Festival e un lungometraggio documentario La fabbrica è piena – tragicomedìa in otto atti in concorso al Visions du Réel e al Taiwan International Film Festival 2012 e premiato a Filmmaker 2011 e al G-local 2012. Alcune opere: Fières d’être Pute (2010), Sur les traces de Lygia Clark, souvenirs et evocations des ses années parisiennes (2011), La fabbrica è piena – Tragicommedia in otto atti (2011), Ufficio nuovi diritti (2013), Il canto delle sirene (2013), Quel événement imprévisible (2014), Sponde. Nel sicuro sole del Nord (2015) e Le ultime cose (2016). Direttrice del Torino gay & lesbian film festival.

Giuseppe Ferrara

Nasce a Castelfiorentino, in provincia di Firenze, il 15 luglio 1932. Conseguito il diploma di regia nel 1959, fatica però a trovare degli sbocchi interessanti. Nell’ambito di suoi periodici ritorni alla città natale, all’interno di un progetto sulla Resistenza, Ferrara gira Brigata partigiana, documentario nel quale mescola immagini ricostruite con materiali di repertorio, una fusione che diverrà presto la sua cifra stilistica peculiare. Altri aspetti della realtà senese sono affrontati in Tramonto della mezzadria, sullo spopolamento dei poderi di campagna, e Il pregiudizio sociale, inchiesta televisiva dedicata al famoso Palio. Negli stessi anni germoglia la sua vocazione all’insegnamento, tramite una serie di trasmissioni radiofoniche sul cinema (Terzo programma, 1964) e un ciclo di lezioni sul neorealismo italiano al Consorzio Toscano per le attività cinematografiche. È stato docente di regia presso la Facoltà di “Scienze della Formazione” dell’Università di Perugia (sede di Terni) per il corso in Scienze e Tecnologie della Produzione Artistica. Nel maggio del 2013 ha pubblicato per la Effequ il libro Doppiami. L’altra voce degli attori. Tra i suoi film: Le streghe a Pachino (1965), Cento giorni a Palermo (1984), Il caso Moro (1986), Giovanni Falcone (1993), I banchieri di Dio – Il caso Calvi (2002), I banchieri di Dio – Il caso Calvi (2002), Guido che sfidò le Brigate Rosse (2007) e All Human Rights for All (2008).

Marco Tullio Giordana

Nasce a Milano il 1 Ottobre del 1950. Regista e sceneggiatore italiano. Nel 1977 partecipa alla realizzazione del film di montaggio di Roberto Faenza Forza Italia! con la cooperativa Jean Vigo. Nel 1980 realizza il suo primo film Maledetti vi amerò con cui vince il Pardo d’oro al 33° Festival di Locarno. L’anno dopo presenta a Venezia La caduta degli angeli ribelli. Nel 1983 realizza per Raidue Notti e nebbie. Nel 1988 è di nuovo a Venezia con Appuntamento a Liverpool. Nel 1991 è la volta di La neve sul fuoco. Nel 1995 dirige Pasolini, un delitto italiano e nel 1996 partecipa al progetto Rai e Unicef ‘Oltre l’infanzia – 5 registi per l’UNICEF’ producendo e realizzando Scarpette Bianche. Altre opere: La rovina della patria (1997), I cento passi (2000), Vita segreta del signore delle macchine (1990), il saggio Pasolini, un delitto italiano (1994), L’elisir d’amore (1990), Morte di Galeazzo Ciano (1997), Young Persons Guide to the Orchestra (1982), Sanguepazzo (2008), Romanzo di una strage (2012), La sponda dell’utopia (2012) e Il testamento di Maria (2015).

Wilma Labate

Nasce a Roma il 4 Dicembre 1949. Dopo essersi laureata in filosofia, nel 1979 collaborò con la RAI girando diversi programmi televisivi, di fiction e documentaristici. Negli anni Ottanta realizzò numerosi documentari industriali per poi girare nel 1990 il suo primo mediometraggio, Ciro il Piccolo, ambientato a Napoli. Nel suo lavoro ha affrontato spesso temi scomodi e di forte impatto sociale. Nel 1992 realizzò il suo primo lungometraggio, Ambrogio. Nel 1997, per la serie “Alfabeto italiano”, gira Lavorare stanca. Nel 2000 ha realizzato Domenica, ancora con Amendola. Del 2001 è invece il radiodramma Dulhan la sposa, che le valse la vittoria nel Prix Italia. Insieme ad altri registi prese parte al film corale Lettere dalla Palestina, presentato al Festival di Berlino nel 2003; dello stesso anno è Maledetta mia, selezionato al Festival di Venezia. Più recentemente, ha preso parte come attrice a Fuori fuoco e nello stesso periodo (2005) ha scritto insieme a Fausto Bertinotti il libro Il ragazzo con la maglietta a strisce, autobiografia del leader di Rifondazione Comunista. Nel gennaio del 2008 esce al cinema il film Signorina Effe, con Valeria Solarino e Filippo Timi. Altre opere: Qualcosa di noi (2014), Raccontare Venezia (2017).

Alina Marazzi

Regista di documentari televisivi a carattere sociale, lavora come aiuto regista per il cinema, principalmente con Giuseppe Piccioni. Ha collaborato con lo Studio Azzurro sia su progetti cinematografici che installazioni. Tra le altre attività ha tenuto laboratori audiovisivi all’interno del carcere di San Vittore a Milano e per due anni ha lavorato all’interno del progetto Fabrica sotto la direzione artistica di Godfrey Reggio. Si è segnalata all’attenzione della critica e del pubblico internazionale con il suo primo film documentario Un’ora sola ti vorrei, un ritratto della madre morta suicida quando lei aveva sette anni, di cui cerca di ricostruire l’esistenza attraverso un montaggio di sequenze filmate dal nonno paterno. Presentato a Locarno in Concorso video, il film riceve la menzione speciale della Giuria, e in seguito il premio per il miglior documentario al festival di Torino. Dopo il successo di questo film intimo e personale, ha realizzato Vogliamo anche le rose (2005) con il quale intende «ripercorrere la storia delle donne dalla metà degli anni Sessanta fino alla fine dei Settanta e metterla in risonanza con il nostro presente conflittuale e contraddittorio, nell’intento di suscitare una riflessione su tematiche ancora aperte se non addirittura rimesse grossolanamente in discussione». Successivamente, sempre nel 2005, ha realizzato Per sempre, documentario spirituale sulla vita monastica.
Nel 2012, per lei, l’esordio nel lungo con Tutto parla di te, in cui racconta, con sensibilità, una complessa storia di donne alle prese con le gioie e i dolori della maternità. Altre opere: 9×10 Novanta (2014), Anna Piaggi, una visionaria nella moda (2016).

Stefano Mordini

Nasce a Marradi il 10 Agosto 1968. Nel 1990 inizia a lavorare nel mondo del cinema come produttore esecutivo. Sei anni dopo, il suo esordio dietro la macchina da presa, il cortometraggio I ladri, partecipa alla 53ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel 2000 dirige Paz ’77, ritratto di Andrea Pazienza che viene presentato al 18° Torino Film Festival, e successivamente realizza una serie di documentari sul tema della globalizzazione, tra cui L’allievo modello (2002), selezionato al Festival del Cinema Indipendente di Buenos Aires. Nello stesso anno viene chiamato come docente del corso di laurea “Scrivere per il cinema” presso la IULM di Milano. Il suo esordio nel lungometraggio avviene nel 2005 con Provincia meccanica, in concorso al 55° Festival di Berlino. Due anni dopo produce e dirige Il confine (2007), documentario sulle comunità islamiche in Italia e nel 2009 realizza Come mio padre, documentario incentrato sui cambiamenti del concetto di paternità in Italia dal 1950 ad oggi. Nel 2012 dirige Acciaio, tratto dal bestseller omonimo di Silvia Avallone. Tra le sue passioni, Charles Mingus e il ciclismo. Nel 2016 ha diretto Pericle il nero.

Francesco Munzi

Laureato in Scienze Politiche, nel 1998 si diploma in regia al Centro sperimentale di cinematografia. Debutta nella regia di un lungometraggio nel 2004 con Saimir. Il film, presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del cinema di Venezia, dove riceve la menzione speciale del Premio Luigi De Laurentiis Opera Prima, cinque candidature ai Nastri d’argento 2006, due ai David di Donatello 2006 e viene nominato all’European Film Awards per la miglior rivelazione – Prix Fassbinder. Munzi vince il Nastro d’argento al miglior regista esordiente ed è candidato all’analogo David di Donatello. Nel 2008 realizza il suo secondo film, Il resto della notte, presentato nella Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes. Nel 2014 presenta in concorso alla 71ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il film Anime nere. Nel maggio 2015 il film riceve sedici candidature ai David di Donatello 2015, compreso miglior film, regista e sceneggiatura.


Daniele Vicari

Nasce a Collegiove il 26 Febbraio 1967. Laureato in Storia e Critica del cinema presso l’Università di Roma La Sapienza, ha collaborato in qualità di critico cinematografico con la rivista Cinema Nuovo, dal 1990 al 1996, e con la rivista Cinema 60, dal 1997 al 1999.
Muove i suoi primi passi dietro la cinepresa dirigendo il corto Il nuovo, in 16 mm, seguito da Mari del Sud, improntati su temi ambientali e sociali. Nel 1997, assieme a Guido Chiesa, Davide Ferrario, Antonio Leotti, Marco Simon Puccioni firma il documentario Partigiani. Dal 1998 continuerà a confrontarsi con il genere documentaristico dirigendo ComunistiUomini e lupiBajram e Sesso, Marmitte e videogames. L’esordio al lungometraggio avviene con Velocità massima (2002). Vicari vincerà il Premio Pasinetti per il miglior film e il David di Donatello per la migliore regia d’esordio, nonché numerosi altri premi internazionali e italiani. Nel 2005, pubblica, in collaborazione con Antonio Medici L’alfabeto dello sguardo – Capire il linguaggio audiovisivo, ricevendo il premio Umberto Barbaro per il miglior saggio di divulgazione del linguaggio cinematografico. Poi dirigerà L’orizzonte degli eventi, Il mio paese (2006) (con il quale si guadagna un secondo Premio Pasinetti), Il passato è una terra straniera (2008)Diaz – Non pulire questo sangue (2012), La nave dolce, Sole, cuore, amore (2017).

Annarita Zambrano

Nasce a Roma nel 1972. Regista e sceneggiatrice cinematografica – molto apprezzata per i suoi corti Ophelia, in concorso a Cannes nel 2013 e poi alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro; Tre ore presentato alla Quinzaine des Réalisateurs nel 2010; A la lune montante, presentato alla Mostra di Venezia nel 2009; Andante mezzo forte, presentato alla Berlinale nel 2008 –, ha esordito nel lungometraggio nel 2014 con il suo documentario L’anima del Gattopardo, lucida e tagliente riflessione sull’identità culturale italiana. Alcune opere: Bal de Famille (2014), L’Anima del Gattopardo (2014) – documentario storico-politico che parte alla ricerca dello spirito del Gattopardo nella crisi dell’Italia di oggi e affronta di petto i temi dell’identità culturale di una Sicilia presa come specchio del nostro Paese- Ophelia (2013) – La foresta, le dune, il mare. Thomas e Simon, 12 e 9 anni. Loro sanno che lei viene a prendere il sole qui ogni giorno, nuda, sulla spiaggia. Lontano dal resto del mondo – e Dopo la Guerra (2017).