VERSO SERA (1990)



Verso Sera (1990)

Regia: Francesca Archibugi

Assistente alla regia: Rinaldo Ricci, Cinzia Sinibaldi, Elisabetta Boni

Cast: Sandrine Bonnaire, Marcello Mastroianni, Giovanna Ralli, Lara Pranzoni, Zoe Incrocci, Carla Calò, Paolo Panelli, Gisella Burinato, Victor Cavallo, Fabio Bussotti, Giorgio Tirabassi, Antonella Attili, Pupo De Luca

Produzione: Ellepi Film, Paradis Film, Guido de Laurentis, Leo Pescarolo, RAI 1

Sceneggiatura: Gloria Malatesta, Claudia Sbarigia

Fotografia: Paolo Carnera, Antonella Pizzamiglio

Montaggio: Roberto Missiroli, Giancarlo Carlotenuto, Esmeralda Calabria, Anna Maria Bussi

Musica: Roberto Gatto, Battista Lena

Scenografia: Osvaldo Desideri, Paola Marchesin, Gisella Brozzelli, Mario Lamorgese

Costumi: Paola Marchesin, Angela Taffani

Durata: 99 Min

Distribuzione: IIF – PANARECORD

Nel 1977, durante gli anni di “piombo”, Ludovico Bruschi, professore universitario in pensione e comunista “aristocratico”, vive a Roma nel suo villino ai Parioli, servito con devozione dalla domestica Elvira, quando arriva improvvisamente suo figlio Oliviero. Questi è un hippy insicuro e inconcludente, che si è appena separato dalla sua compagna Stella (andatasene con un altro), e gli chiede di occuparsi per qualche tempo della loro figlioletta Mescalina, detta Papere, di 4 anni, la quale sostiene di avere sempre accanto a sé Papere II, il suo doppio, con la quale parla e gioca. Il professore, vedovo da tempo, si occupa abitualmente di musica, suonando in un quartetto, e di giardinaggio e ha una stanca relazione con la matura Pina. Ripartito il giovane, che vuole impiantare, in una zona isolata, un allevamento di capre e si fa dare perciò soldi dal padre, Papere conquista subito il nonno con la sua vivissima intelligenza e la sua grazia esosa, mentre lui sa darle una vita sana e ordinata, la guida con dolce fermezza e si preoccupa della sua istruzione. Ma ecco arrivare improvvisamente Stella, della quale la piccola sente la mancanza, e la “nuora” ventitreenne, aggressiva e ostentatamente ignorante, comunista del “movimento” e abituata a vivere in modo zingaresco, si trova subito in conflitto generazionale ed ideologico col “suocero”, tanto da andarsene al più presto. Però, quando Stella è ricoverata, in seguito ad un incidente, in ospedale con una gamba ingessata, Bruschi se la riporta a casa, e la necessaria immobilità costringe la ragazza ad approfondire la conoscenza col “suocero”, del quale subisce il fascino intellettuale, mentre il suo temperamento aggressivo si addolcisce, vinto dalla tenerezza, spesso ironica, del professore. Nasce così fra i due un sentimento, quasi sempre inespresso, ma importante, al quale Ludovico sa resistere per i suoi saldi principi morali, ma al quale Stella, invece, forse cederebbe. Dopo aver insistito inutilmente per far iscrivere la ragazza all’università, e in seguito ad un vibrante colloquio, nel quale lei gli rimprovera anche la sua mancanza di coraggio nei loro rapporti, Ludovico lascia partire madre e figlia per qualche giorno, e, quando tornano a Roma, compra loro un appartamento dalla parte opposta della città, e torna alla sua solitudine. Lasciata poi alla nipotina una lettera (che dovrà leggere da grande), per spiegarle ciò che è accaduto in quell’anno fra lei, il nonno e la madre, il Professor Bruschi muore.